domenica 18 novembre 2012

"Che le Nazioni Unite continuino a creare il compromesso", intervista a Yusuf Mohamed Ismail

Yusuf Mohamed Ismail, rappresentante all'ONU per la Somalia
Buonasera ambasciatore. La ringraziamo subito per la sua disponibilità, per il suo tempo, e vorremmo cominciare subito chiedendole un po' su qual è il suo ruolo nelle Nazioni Unite, in particolare a Ginevra. 
 
Buonasera. Ringrazio il RighiTimes per questa opportunità che serve anche per chi, come noi, non ha più vent’anni, per ricordare un po' il proprio passato, le proprie aspettative per il futuro, e perché quando si è giovani si pensa giustamente di poter cambiare il mondo. E' importante, perché sono questi i sentimenti e le passioni che poi entrano in ognuno di noi e ci spingono a proiettarci sul nostro futuro: adesso voi le vivete come giovani studenti, prima le abbiamo vissute noi ex. Mi è doveroso un ringraziamento, a proposito di ciò, soprattutto ai miei genitori, così come è doveroso per ognuno di noi il ricordo dei propri cari. Il mio lavoro attuale consiste nel rappresentare il mio Paese, la Somalia, presso la Sede ONU di Ginevra. Sede importante certamente dal punto di vista tecnico, ma anche per la diplomazia multilaterale; un tipo di diplomazia fra paesi ed il resto della comunità internazionale, nel rispetto dell'istituzione massima che corrisponde all'organo delle Nazioni Unite. Rappresentare il proprio paese è una grande responsabilità. Nel momento in cui si portano avanti istanze dal proprio paese è necessario saper mediare sempre e comunque, anche quando non se ne avrebbe voglia, e questo, modestamente, lo consiglio a tutti i ragazzi: bisogna sempre trovare un compromesso. E' grazie a questo che si va avanti nella vita. Bisogna fare il proprio dovere, bisogna studiare, perché, fra l'altro, il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali annoverati fra i diritti tutelati dalla carta dei diritti umani.
 

Quindi la passione è la politica - al momento però in Italia il termine "politica" non va molto di moda...
 

E' vero che il termine politica non è molto di moda, per tutta una serie di vicissitudini, legate ad altre dinamiche: sociali, economiche, culturali. Nel momento in cui si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, si è delusi rispetto alle proprie aspettative, alle proprie speranze, e il dito viene puntato sulla classe politica.
Ciò non toglie però che senza l'arte della politica non si riuscirebbe a definire i limiti per cui le interazioni fra diversi Stati debbano avvenire. Se non si stabilisce una linea rossa entro cui debbano arrivare i conflitti di interesse è logico pensare che sia necessario essere equipaggiati con strumenti tecnici necessari. Vi sarete chiesti quali sono i maggiori punti importanti di una società in questo mondo. I capisaldi sono l'accesso alle risorse e la rappresentazione politica. L'equilibrio sociale si raggiunge solo quando la classe politica assicura servizi sociali, e così via fino ad arrivare all'economia, ovvero la possibilità di inserirsi nel mercato. E' chiaro che se all'interno di una società i suoi componenti non hanno uguale accesso alle risorse del paese, comprese quelle naturali, si scaturiscono, inevitabilmente, tensioni sociali.


Che tipo di studi si dovrebbero fare per intraprendere la diplomazia, che passioni bisogna avere, che interessi, le scienze politiche certo, ma in particolare?


La ringrazio della domanda! Innanzitutto ognuno di voi dovrebbe ascoltarsi, nel senso che dovrebbe riuscire a decifrare quello che si sente veramente dentro. Se ci si sente più portati verso il prossimo, e le sue difficoltà vi toccano da vicino, o quantomeno le sue condizioni vi sono vicine, allora potreste intraprendere una carriera a favore dei diritti umani. Oppure, se la vostra indole è più portata verso il conseguimento di un proprio successo personale. Ovviamente una possibilità non esclude l'altra. Ogni essere umano ha bisogno di sentirsi gratificato, come nel successo personale, ed anche aiutare il prossimo lo comporta. Questo succede anche quando date un esame: vi sentite gratificati. Per il vostro futuro, il consiglio, con la "c" maiuscola, che mi sento modestamente di darvi è di non dare sempre la colpa al prossimo. L'autoesame è fondamentale. Dare la colpa al prossimo non vi porterà da nessuna parte. Questo nei rapporti con i vostri genitori o insegnanti, con i compagni, gli amici. La vera soddisfazione parte dall'arrivare oltre ciò che avete studiato sui libri, portandovi ad un obbiettivo piuttosto che un altro. Dovete sempre ricordare che andare a scuola è solamente utile a voi stessi, per il vostro futuro. Questi discorsi li avrete già sentiti dire, e da giovani ricordo che si è un po' impermeabili a questi discorsi, ma è fondamentale riconoscere il dono che
vivete.
 

Rispetto alla sua vita, lei perché ha scelto le Nazioni Unite, e cosa l'ha portata a scegliere la diplomazia?

E' stato un percorso particolare legato soprattutto alla vita e ai valori della mia famiglia. Mio padre scelse, a suo tempo, un percorso: prima nella didattica, poi nella diplomazia. A loro volta, gli eventi politici nel mio paese hanno segnato la nostra vita, e nel '78 mio padre dovette scegliere di andare all'opposizione del governo di quel periodo. Questo ha fatto sì che i miei interessi, che non erano, allora, rivolti alla politica, subissero un cambio di rotta a 360° gradi. Questo ci riconduce al discorso di prima, perché un sistema che non tutela legittimi diritti e non rappresenta, finisce per scatenare tensioni sociali. In me scattò la voglia di difendere i diritti per gli altri. Nel '91 vi fu il crollo dello stato somalo, mentre io ero all'opposizione, ed è scaturita una guerra civile senza pietà. La militanza politica si è fatta più importante, e posso dire di aver speso gran parte della mia vita in opposizione. E' stato un test molto forte, più forte di un normale percorso politico in un sistema normale come può esserlo uno di matrice europea. In quelle dinamiche, o si ha una forte passione, o dopo un po', come si dice, si "molla". Di mollare non se ne parlava, e dopo un po' di tentativi, nel 2004 c'è stata la svolta.
 

Che futuro vede per le Nazioni Unite?

Il forte dibattito sull'allargamento del consiglio di sicurezza dell'Onu è sicuramente un punto fondamentale per il futuro della Nazioni Unite. Al momento, come saprete, ne fanno parte solamente cinque paesi, i vittoriosi, per così dire, della seconda guerra mondiali e paesi che hanno un forte sistema economico. Chiaramente, nuovi paesi che hanno aumentato il loro livello economico e sociale, stanno ora chiedendo di entrare a far parte di questo "club ristretto". Spesso i paesi cercano di garantire i propri interessi ed è qui che è necessario che le Nazioni Unite continuino a creare il compromesso. (
RighiTimes)
di Federico Pieri

E voi cosa ne pensate?

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