domenica 11 novembre 2012

La personalità dei professori

Non è il caso di sottoporre i docenti a una verifica non solo culturale ma anche della loro reale passione?

Umberto Galimberti
La lettera "Professori parlate al cuore" del 20 settembre scorso ha provocato una valanga di lettere di docenti che si dicevano preoccupati del loro precariato pluridecennale, dell'assurdità degli attuali concorsi, della condizione giovanile di oggi che chiede severità, e solo qualcuna (ma davvero molto poche) della necessità di occuparsi dell'educazione emotiva degli studenti quale condizione indispensabile per accedere a un apprendimento accompagnato da motivazione e interesse. A rappresentare tutte queste lettere utilizzo la sua, caro professore, perché tematizza quel conflitto tra il sistema scolastico e la promozione di una crescita emotiva che è la premessa per un coinvolgimento interessato allo studio da parte degli studenti. E qui dobbiamo dire che il sistema scolastico non può essere per sua natura che tecnico, oggettivo e valido per tutti gli ordini di scuola, mentre la crescita emotiva, oltre a quella intellettuale degli studenti, è affidata alla singola personalità dei professori. Ma chi verifica l'idoneità della personalità dei professori all'insegnamento? Nessuno. E le ragioni addotte sono che non si può selezionare gli insegnanti sottoponendoli a una verifica della loro personalità, anche se questa avviene in modo più o meno esplicito, in occasione di un'assunzione in qualsiasi posto di lavoro, tramite colloqui preliminari che ne decidono la selezione. Se ciò avviene là dove ci si occupa di lavoro e profitto, perché non deve avvenire dove in gioco è la formazione dei nostri ragazzi? La capacità di comunicare, di motivare e al limite di affascinare i ragazzi, sono doti di personalità che non si imparano nei corsi universitari (dove peraltro non c'è, per chi vuol dedicarsi all'insegnamento, neppure un corso di psicologia dell'età evolutiva), e tantomeno sui libri, ma la si possiede per natura. Potremmo dire che è un'"arte", come la musica, o il disegno. C'è chi è portato, e chi proprio no. E allora, oltre alla competenza relativa alla propria disciplina (non sempre garantita, vista la diversa assegnazione di insegnamenti che di anno in anno spesso cambia per i singoli professori), non è il caso di introdurre anche una verifica della personalità del professore, per capire se è idoneo e ha una vera passione per l'insegnamento? Quando parlo di "passione" non penso a una comprensione "umana, troppo umana" per gli studenti, che tra l'altro non rifiutano l'autorità, ma la accettano se appena "sentono" che chi la esprime, con l'autorevolezza dell'insegnamento, è interessato davvero a loro e ha davvero cura della loro crescita. Sappiamo tutti, infatti, che oltre alla "comunicazione diretta" dell'insegnamento, c'è anche quella "comunicazione indiretta" che passa per il sentimento a cui gli studenti sono particolarmente attenti e sensibili. Se non li si cattura qui, le parole pronunciate in cattedra implodono, e non c'è disciplina o rigore che possa rianimarle.

Questa è la risposta data da Umberto Galimberti ad una lettera sul Venerdì di Repubblica del 27 ottobre scorso.

E voi cosa ne pensate? 

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